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Omar, nato in Marocco, età 45 anni. Vive in Italia da diversi anni ma ora ha il permesso di soggiorno scaduto e in attesa di rinnovo. Per le emergenze mediche può recarsi al pronto soccorso, gli è stato rilasciato il codice Stp per persone indigenti, che dovrebbe garantire assistenza sanitaria temporanea per sei mesi. Ma Omar ha problemi di salute a prescindere dalle urgenze.

Appena nato, subito i medici si sono accorti che aveva il piede torto; ora fa fatica a camminare, zoppica, il dolore è una compagnia continua, si estende al ginocchio e all’anca. Non può più aspettare, le fitte sono troppo forti, deve assolutamente fare l’intervento. Il nostro ortopedico l’ha visitato, gli ha prescritto una visita medica per il ricovero presso l’ospedale tramite il ricettario regionale che possiamo utilizzare per un accordo che abbiamo con Ats – Città Metropolitana di Milano, la vecchia Asl.

Omar è alto, capelli corti castano scuro, braccia forti, bello. Mi guarda con i suoi occhi marroni, attento, ma a volte, quando si sposta sulla sedia, una smorfia sul viso tradisce il dolore. Lui vorrebbe lavorare, rinnovare il permesso di soggiorno, ma non è semplice. Vive in una struttura d’accoglienza, un dormitorio, ed è seguito dagli avvocati di strada.

 

Intanto cerchiamo di capire noi come aiutarlo; il nostro medico gli prescrive una terapia antinfiammatoria per lenire i dolori articolari, e prima dell’intervento deve utilizzare un plantare, realizzato con calco su misura, che però deve fare per entrambi i piedi per questioni de deambulazione corretta; il costo è di 150 euro cadauno, 300 € in tutto. Il plantare non sarebbe comunque possibile averlo dal sistema sanitario nazionale; lui ne ha bisogno, ma non può acquistarlo. L’alternativa sembrerebbe la rinuncia a un presidio importante per la sua salute.

 

Ci attiviamo. Cerchiamo un’ortopedia con laboratorio, e decidiamo di destinare una parte delle donazioni ricevuto pagandoglielo. Magari creando anche una rete con l’ortopedia stessa, così che ci possa fare dei buoni prezzi, calmierati, per altre situazioni simili.

 

Con Omar siamo riusciti a capirci, è in Italia da diverso tempo, e abbiamo parlato bene, in italiano. Con Saida, invece, senza la mediatrice culturale Marocchina sarebbe stato impossibile.

 

Impossibile farci raccontare la sua storia, impossibile capire di cosa avesse bisogno, impossibile leggere in quel bel volto di giovane donna di 20 anni, con un figlio in grembo, che il compagno il giorno prima, da un controllo di polizia risultato sprovvisto di permesso di soggiorno, è stato portato in un “CIE” a Torino, di cui lei non sa niente. Sono 2 giorni che non ha notizie e senza la nostra mediatrice non avremmo saputo come aiutarla.

 

L’abbiamo messa in contatto con avvocati di strada che vedranno di avere informazioni sul suo compagno; se sta bene, cosa rischia, se possono anche solo vedersi. In questi tempi di separazioni, cerchiamo di trovare i modi per capirci e unirci, in un’ottica di bene in comune e di diritti garantiti anche dalla nostra Costituzione e dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Dell’Uomo. E’ con questa consapevolezza e intenzione che vogliamo riprendere il servizio dopo l’estate, cercando ponti che uniscano, oltrepassando rivendicazioni sterili.