من نحن
من نحخدماتنا
جهات اإلتصال:

Una raccolta di storie dal report di Hakima, la nostra mediatrice culturale

Lunedì è venuta A., ragazza marocchina di 22 anni, clandestina, scappata dalla sua famiglia adottiva in Marocco. Arrivata l’anno scorso in Italia. Racconta che dall’età di 14 anni la madre adottiva e i suoi fratelli hanno esercitato violenze su di lei. La trattavano malissimo. La ragazza vive crisi molto dolorose, paura, depressione e ansia. Ha tentato di suicidarsi più volte. Incinta dopo una relazione con un ragazzo Marocchino di 27 anni, clandestino. Dormono nelle baracche insieme ad altre persone. La ragazza manifesta grande preoccupazione. Sente la mancanza della sua famiglia d’origine, le manca sicurezza, stabilità e un sostegno psicologico e legale. Nessun documento di riconoscimento dello stato italiano; ha solo la carta d’identità Marocchina e il suo passaporto. Per tutti questi motivi – e con un appuntamento fissato lo scorso mercoledì – oggi lo sportello la ha ascoltata. E’ fissata una visita ginecologica il giorno venerdì 6 aprile all’ospedale san Paolo. Devo accompagnarla personalmente.

 

Giovedì io e la dottoressa di pediatria abbiamo fatto colloqui con 4 mamme, due marocchine e altre due egiziane: avevano bisogno di consulenze sulla salute e sui comportamenti per un’alimentazione sana. Quando iniziare lo svezzamento e come, o le regole per l’introduzione delle proteine animali nei primi anni, la giusta quantità e la giusta qualità degli alimenti: una spiegazione è stata data dalla dottoressa. E’ stato un vero aiuto, visto che queste mamme non sanno a chi chiedere queste informazioni.

 

Sempre giovedì sono intervenuta presso lo sportello farmaceutico per tradurre le richieste di due mamme che ritiravano farmaci. La mentalità araba circa l’uso delle medicine e dei farmaci è totalmente diversa. Vogliono curarsi in breve tempo, tendono ad usare tante medicine: solo il fatto di avere le farmaci per prevenzione nelle proprie case costituisce una grande fonte di sicurezza mentale. Vanno accompagnate nella istruzione farmaceutica e alle cure.

 

Lunedì ho visto C. mamma di 27 anni, sposata, ha due bambini piccoli, 1 anno e 5 anni, arrivata clandestinamente in Italia. La famiglia è fuggita dalla Libia, dopo violenze e anche torture vissute là (dal marito?). La mamma chiede sostegno per bisogni primari: regolazione della sua situazione illegittima (tessera sanitaria, domanda per permesso di soggiorno), un alloggio, un aiuto economico e assistenza sanitaria. (farmaci, servizio pediatria, e una visita dal fisiatra).

 

In seguito sono intervenuta per orientare e tradurre a favore di un rifugiato siriano di 54 anni, venuto per la prima volta, che chiedeva: farmaci, visita di fisiatria (già fissata), assistenza legale, alloggio.