1.Meno fragili, meno soli?

Prendersi cura della fragilità e contrastare la solitudine sono attenzioni che non solo aiutano chi è in difficoltà, ma migliorano la società tutta.

Cosa vuol dire? Normalmente pensiamo all’aiuto alle persone in difficoltà come un costo, una spesa giustificata dalla “carità”. In realtà una società attenta ai più fragili (chi cambia paese, chi è senza lavoro, chi è malato, ecc…), conviene a tutti. Infatti, una città dove si aiutano le situazioni fragili prima che precipitino in un disagio grave:

  • ha meno violenza, meno conflittualità;
  • progetta servizi sociali più efficenti per tutti (sicuramente migliori anche per chi sta bene),
  • recupera risorse umane e spende meno.

Se poi si sostiene il volontariato “di qualità”:

  • cresce l’assunzione di responsabilità e la partecipazione civica in tutti i settori;
  • la città è più coesa, ci sono più possibilità di interazione, comunicazione, scambio;
  • sono possibili molte più iniziative adatte ai singoli bisogni del territorio, e le risorse sono ottimizzate.

2. Beneficenza o giustizia?

Intendiamo il nostro lavoro come espressione della società civile che si organizza e risponde alle emergenze sociali per migliorare la vita della città. Non tutto può essere delegato, ed è doveroso che i cittadini si impegnino in prima persona secondo le competenze proprie di ciascuno.

Ma intendiamo promuovere giustizia e non beneficenza, per cui non sostituiamo le competenze del Servizio Pubblico. Al contrario, operiamo in collaborazione con le Istituzioni, stimolandole nelle loro responsabilità. Nella misura del possibile, partecipando a reti più vaste, svolgiamo una azione di advocacy per i diritti dei più deboli.

3. Agire & Riflettere.

Una costante revisione di ciò che si fa, di come lo si fa e del perché accompagna il nostro operare. Riteniamo che sia importante leggere i cambiamenti del nostro tempo attraverso le persone che incontriamo, e domandarci se le loro difficoltà ed esigenze dicono qualcosa di noi e della nostra organizzazione sociale. Cerchiamo di rivedere costantemente non solo i servizi che offriamo, ma anche la posizione che assumiamo nella società.

Infatti, il disagio di chi si rivolge ad un servizio sociale non solo dice qualcosa della persona che lo manifesta, ma anche della società in cui vive. Come membri “più fortunati” di questa società, cerchiamo di capire come e cosa possiamo cambiare nei nostri stili di vita, per far crescere una città più solidale.

4. Contro il disagio, ma “assumendo” il disagio stesso.

Sappiamo che la sofferenza, contro cui cerchiamo di combattere, è un potente motore di cambiamento sociale, se arriva a modificare il modo di pensare e sentire delle persone. L’Assistenza Sanitaria ritiene che l’impegno per la promozione della giustizia richieda luoghi di riflessione e di testimonianza attorno ai temi centrali della condizione umana, attorno ai bisogni e alle fragilità. Il lavoro sociale deve permettere al potenziale di cambiamento che l’incontro con la sofferenza comporta di accedere a un piano culturale, coinvolgendo la società, cambiando gli stili di vita e il modo di pensare, per non ridursi alla pura funzione di controllo sociale. L’obiettivo è quello di collaborare alla costruzione di un posto migliore per tutti, una società coesa, una città degna dell’uomo, dove giustizia e carità non siano in conflitto.

cambiamento sociale